Essere o non Essere
- 21 feb
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Yin e Yang. Le polarità comprimarie dell’eterno ricorrersi di un effimero meraviglioso equilibrio. Come nel I Ching, Cielo e Terra rappresentano le polarità per eccellenza, contestualmente si osserva come in ogni cosa nell’universo questa dualità renda in realtà possibile il concetto ultimo di unità. L’universo è movimento, cambiamento, mutazione continua. Ciò è possibile proprio per la diversità che si alterna come un immenso volano al centro della vita stessa. Possiamo trovare queste due forze primarie ovunque nel micro e nel macrocosmo, ed in ogni situazione, rispondono sempre alle medesime leggi universali: mantenere un perfetto equilibrio fatto di infiniti spostamenti. Anche nell’essere umano esiste questa polarità, e possiamo definirla come fa ad esempio Gurdjieff, la coesistenza di Essenza e Personalità, dove per essenza potremmo descrivere all’incirca qualcosa come l’anima (Yang, luminoso e creativo) e come personalità (Yin, oscuro e ricettivo), l’Ego o il mentale, il fattore esecutivo.
In altre parole: l’Essenza è ciò che siamo veramente, il motivo per cui siamo ciò che siamo interiormente, ciò che ha bisogno di evolversi assumendo le informazioni necessarie in questa vita che ha scelto di sperimentare, ed è l’unica parte di noi che sopravvivrà alla fine dei nostri giorni qui, proseguendo comunque il suo viaggio.
La Personalità è ciò che diventiamo in vita: educazione, religione, cultura, stato sociale, tutto quello che giorno dopo giorno ci costruiamo addosso ed intorno, ciò che pensiamo di dover essere di fronte agli altri.
Tutto questo, qualunque cosa sia e qualunque valore abbia, resterà qui. Si spegnerà con il corpo e con la mente. Non proseguirà il viaggio oltre la soglia.
Molto brevemente :L’essenza e la personalità sono necessarie e complementari; una diciamo, all’interno, anche se non esistono queste definizioni di luogo nella realtà, cerca di assumere esperienze che le servono, l’altra all’esterno, come un guscio la "contiene" e la protegge come una “capsula di sopravvivenza” necessaria. Più la personalità diventa forte e spessa, meno l’essenza riuscirà a percepire attraverso di essa ciò che le serve. Possiamo pensare così alla necessità di rendere più trasparente o permeabile possibile la personalità, in modo da consentire all’essenza di portare al suo interno la maggiore quantità di esperienze le occorrano. Quando le esperienze sono trasferite nell’essenza, diventano permanenti, indelebili, faranno parte integrante di ciò che siamo realmente, e che costituirà il bagaglio con cui proseguiremo oltre questa vita. Se alla fine dei giorni non avremo consentito alla personalità, di far giungere informazioni all’essenza, la vita trascorsa potrà dirsi ben poco fruttuosa dal punto di vista dell’evoluzione interiore. Per contro, se riusciremo ad ammettere ed a ricercare la sua esistenza, l’essenza diventerà via via più luminosa ed inizierà a comunicare sempre più chiaramente con la parte sensitiva della mente, amplificando così le percezioni interiori ed anche quelle che risiedono su piani superiori, sotto forma di nuove ispirazioni e nuova energia di pensiero. La nascita e lo sviluppo progressivo della percezione dell’essenza, sarà la motivazione per lo sforzo necessario alla demolizione passo per passo, di ciò che rende impenetrabile la personalità e consentire l'instaurazione di nuovi e più ampi equilibri tra queste due polarità.
Nel lungo ed impegnativo lavoro di studio, è necessario per prima cosa rendersi conto dell’esistenza di queste due entità, del loro funzionamento e del processo di osmosi che lentamente trasferisce esperienza da un ente all’altro come parte della lunga ricerca dell'equilibrio perpetuo tra Yin e Yang: “La progressiva mutazione alchemica del piombo in oro”. Praticare l’ascolto e l’osservazione di sé, ovvero, imparare a distinguere quanto di ciò che diciamo, facciamo e crediamo nella nostra vita, sia solo un riflesso di stereotipi e automatismi indotti dalla mente istintiva, istruita e condizionata dalla convenzione sociale, e quanto invece filtri realmente il nostro volere profondo, lo scopo vero della nostra presenza qui e ora, è ciò che farà la differenza. La buona notizia è che ogni aspetto di questo processo, a qualunque stadio evolutivo si trovi, è comunque perfetto così com’è, perché nasce e si sviluppa dallo stesso volere che ha creato ogni cosa, e la rende possibile. Solo l’uomo però, può scegliere se “essere o non essere”, migliorando la sua conoscenza di sé e quindi dell’evoluzione, e lo farà, senza meno, perché questo è l’unico scopo dell’intero creato. Il tempo, per come lo percepiamo qui, non ha alcuna importanza.
A.A.P.




































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