Il Saggio e l'Acqua
- Alessandro Arnaldo Pardini

- 18 gen
- Tempo di lettura: 1 min

Perché qualcuno che sorride è più gradito di chi ride poco? Il gesto di ridere è come l’increspatura che la brezza genera sull’acqua. Non è l’acqua.
La quiete dell’acqua non significa che non ci sia corrente in profondità, e la sua superficie è la sola parte visibile. Valutare l’acqua solo per le sue increspature non è saggio.
Colui che ha detto o scritto che un saggio sorride, forse non ha compreso appieno il senso. I saggi conoscono bene ogni dolore, hanno sperimentato la miseria umana e stanno attraversando il loro inferno ogni giorno, imparando a vederlo, ad amarlo, come un paradiso, e per questo infine, ringraziano sorridendo. Come l’acqua, non si oppongono alla brezza, ma possono rispecchiare il cielo solo nella pace della bonaccia.
Finché saranno qui, avranno un corpo e una mente che hanno bisogno di conoscere, di esercitare; la loro brama può sembrare follia: devono riuscire a toccare la fonte a qualunque costo, e per questo sono eroici nell’affrontare con compassione ogni più oscuro aspetto di sé stessi.
Ma anche gli eroi muoiono.
Come le stelle percorrono la vita bruciando a temperature elevatissime, provano sensazioni non resistibili a lungo quaggiù, e per questo, si consumano. Talvolta, come meteore appaiono nel buio dal nulla, attraversano il loro pezzo di cielo illuminandolo di un fulgore splendido, irripetibile e struggente. Generosamente, inevitabilmente, fino alla fine. Perché indietro non si torna. Non si può tornare.
Chi li incontra è fortunato se riesce a comprendere l’essenza di quel sorriso. Oltre le increspature della superficie, per riuscire a dissetare almeno per un po’, la propria anima con la fresca saggezza dell’acqua.
A.A.P.







































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