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Sorella tristezza (Alda Merini)


Eppure, la storia parla chiaro. Non farò l’elenco degli artisti, dei santi e dei filosofi che hanno cercato di spiegare con le loro splendide opere, quale coraggiosa risorsa sia la tristezza per chi ha scelto di comprenderne il magistrale significato. Perché oggi ci dicono che tutto quello che è triste è male, e va eliminato? Perché è meglio vivere a tutti i costi una vita falsamente (e dispendiosamente) gioiosa, ingannandoci di continuo, esibendo smorfie al posto di sorrisi per ogni cosa, usando droghe mentali (e non) da biscotto della fortuna, invece di accettare sinceramente il confronto con sorella tristezza, come la definisce la poetessa

Alda Merini, quando inevitabilmente affiora dal profondo del cuore?

Inutile fuggire. Tutti sanno bene di cosa sto parlando.

Voglio essere triste quando sento che serve. Voglio immergermi nella nebbia della malinconia ogni volta che la vedo apparire nei vicoli più oscuri dei ricordi. Voglio lasciarmi avvolgere nel suo alito freddo e ascoltare in silenzio, senza combattere contro qualcosa che non può essere vinto. Ma solo compreso, accettato. Alla fine, non è questo il vero motivo per cui si soffre. Piuttosto è il non riuscire a vedere la bellezza nel contrasto, nella rivelatrice profondità del chiaroscuro della vita. Tornare a vedere le stelle nella notte più nera. Se c’è un modo per tenere in stato di sonno le persone, è proprio quello di renderle incapaci di conoscere la realtà, tutta la realtà, la sola che rende vivi, che fa sentire ed apprendere ogni aspetto della vita per com’è veramente; è questo tradimento della capacità di ciascuno di poter vivere sempre pienamente senza alcun bisogno di trucchi. Così, anche la felicità acquista il vero grande valore, la gioia calore e meraviglia. Ma finalmente senza più inganno.

A.A.P.

 
 
 

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