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La Luna e l'inerme scienza

  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

La mente umana è un “miracolo”, giusto per usare un termine appena sufficiente. Molto oltre quello che possiamo immaginare. Uno strumento dalle potenzialità inimmaginabili sfruttato solo in minima parte. Sappiamo così poco di questo complesso apparato, nonostante faticosi secoli di studi scientifici. Di fronte all’immane architettura di questo laboratorio alchemico, bisogna arrendersi.

Alchemico nel senso più profondo: trasformativo e logico oltre ogni misura, e pur così straordinariamente sensibile al minimo dettaglio. Fenomeni adattivi evidenti e mai compresi che rendono possibile un equilibrio, un bilancio in continua trasformazione per mantenere un essere delicato e fondamentale per l’evoluzione come l’uomo, nella migliore condizione possibile (questo è il progetto).

Ecco un esempio di adattività “progettuale” sotto forma di sincronizzazione mente - essenza - emozione.

Avrete senz’altro notato come la Luna e il Sole, appaiano più grandi all’alba o al tramonto, vicino alla linea dell’orizzonte e invece, in alto nel cielo, sembrino molto più piccoli. Dato per scontato che ovviamente le loro dimensioni non cambiano nel corso della giornata, cosa cambia?

L’inclinazione sulla linea ottica? L’atmosfera terrestre fa da lente? Il pulviscolo atmosferico più denso rende i contorni degli astri più labili o deformati? Potrei andare avanti, ma in realtà la scienza ad oggi non riesce a spiegare questo fenomeno. Come è possibile allora? La spiegazione pare proprio essere nelle funzioni inspiegabili della mente: Quando si osserva la luna vicino alla linea dell’orizzonte, l’occhio si sforza di dare una prospettiva in grado di stabilire una distanza approssimativa da ciò che osserva. Lo fa con i mezzi a disposizione: alberi, palazzi, montagne, la linea stessa dell’orizzonte nel caso non ci sia atro come sul mare. Quando non ci sono riferimenti nel campo visivo, la mente lascia la prospettiva a “zero”. Non riesce a confrontare l’osservato con qualcosa di misurabile e quindi disattiva automaticamente la funzione di comparazione / distanza. Anche questa è solo una probabilità. Ma perché? Si tratta solo di un’eredità ancestrale utile alla sopravvivenza della specie, o c’è anche altro? Pensate a quali sensazioni emotive provochi la vista di una grande luna dalla luce calda all’inizio della notte, in un momento dove ci si appresta ad incontrare l’oscurità impenetrabile. Che sensazione di vastissima profondità e immensa distanza quando invece è tra milioni di stelle, fredda e piccola, dalla luce bianca e luminosa fino a rischiarare la notte. Qui siamo ben oltre le semplici “misure” e pare che la mente lo sappia, utlizzando l'emotività profonda come guida. Quanti si sono ispirati a questao tipo di "vista" per immaginare l'esistenza di una dimensione più vasta, fatta di appartenenza e di reciprocità oltre la comprensione possibile, ma così evidente in questi aspetti straordinari e inspiegabili. Quante di queste suggestioni sono emerse evidenti anche nella vostra visione del mondo in quel momento, facendo fremere il vostro animo come se si riconoscesse in quella vibrazione, rendendo la bellezza e l’unicità di questa vita ancora più evidente. La testimonianza di un progetto universale di una raffinatezza assoluta, che non può essere casuale anche agli occhi del più scettico. Qui la nostra “semplice” scienza, inerme, si ferma. Deve lasciare il passo a qualcosa che ci appartiene, ma ancora immensamente incomprensibile.

 
 
 

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