Ambizione e Punizione: l'incredibile storia del pallone frenato dei Barsi di Matanna


-L'ambizione di taluni uomini a volte supera i confini della divina volontà, e questo da sempre viene severamente punito. L'esempio più famoso è probabilmente la storia di Adamo ed Eva: nonostante avessero a disposizione l'intero Eden, vollero infine sfidare il Creatore per una semplice mela. La storia del pallone frenato della famiglia Barsi si svolge nei primi anni del 900, e tanto fu lo sgomento che impresse nell'immaginario collettivo del tempo, che si smise di parlarne da subito, avvolgendo la vicenda realmente accaduta, in un profondo sepolcrale silenzio. Tanté che pochi versiliesi conoscono questa straordinaria impresa. Correva l'anno 1890 e Alemanno Barsi sposò una donna minuta e non troppo carina, che però portò con se una ricca dote. Con un grosso investimento, Barsi costruì l'albergo del Basso Matanna (Palagnana) a quota 750 mt. sul livello del mare. A quel tempo iniziava la moda della villeggiatura ed il Barsi incrementò la sua fortuna. L'albergo prosperava, aveva il telefono collegato con Viareggio ed i giornali vi arrivavano puntuali tutti i giorni. Daniele Barsi, figlio di Alemanno, sposò nel frattempo una ricca signorina di Montecarlo di Lucca, anch'essa fornita di una ricca dote, e decise così di affiancare il padre nel settore turistico. L'ambizione e la lungimiranza dei Barsi trovò così nuove ingenti risorse economiche e fu deciso di costruire l'albergo dell' Alto Matanna a 1.100 metri in località Colle delle Prate. La costruzione, dotata di tutti i più moderni comfort fu posta in posizione incantevole, con una spettacolare vista sul mare e sulle vallate prospicenti le più alte vette delle Alpi Apuane. La distanza da colmare per raggiungere il nuovo albergo era notevole, ed il sentiero ripido e infido. In pochi decidevano di affrontarlo e questo rappresentava un grosso problema. Qui nasce la grande idea di Daniele Barsi: un "pallone aerostatico frenato", ossia collegato ad un cavo d'acciaio di 27 millimetri lungo oltre 800 metri teso dalla stazione di partenza di Grotta all'Onda, a 700 metri, fino all'alto Matanna a quota 1100, con un dislivello del 40%. Il progetto fu portato a termine nel 1910, quando il Comandante Frassinetti, il 21 Agosto, si innalzò per il volo di prova: un pallone del diametro di 27 metri alto più di 20 in assetto di volo, realizzato in seta gialla battezzato "Rosetta" in onore della moglie di Daniele, sollevò la cabina con sei persone più il comandante, portandola felicemente a destinazione in meno di cinque minuti (oggi non tutti gli elicotteri riescono a fare altrettanto). Il successo fu tale che in quell'estate furono ospiti della stazione di Alto Matanna il Re del Belgio Alberto I° con tutta la famiglia reale, la principessa di Borbone figlia del Re di Spagna, nobili e ricchi borghesi da ogni dove; tutti vollero passare l'etste all'Alto Matanna provando il fantastico mezzo di trasporto. Il servizio messo a disposizione dai Barsi consentiva agli ospiti di raggiungere l'Alto Matanna da Viareggio in poco meno di un'ora! I lavori finirono con la costruzione di un grande hangar per il ricovero del pallone durante l'inverno, e questa per molti fu la fine dell'ambizioso progetto. Per gettare le fondamenta dell'hangar, gli operai dovettero distruggere una antica e venerata raffigurazione della Madonna. Gli abitanii di Casoli cercarono di opporsi, ma i Barsi, presi dal turbine dell'ambizione non si fermarono. Al giungere dell'inverno il grande pallone fu ricoverato nell'hangar di legno in attesa dell nuova stagione estiva, quando nel mese di febbraio, una tempesta d'inaudita violenza si abbatè sulla valle di Grotta all'Onda spazzando via l'hangar e distruggendo l'aerostato con tutte le attrezzature. La distruzione fu tale da porre fine al sogno dei Barsi ed alla fantastica avventura del pallone frenato dell'Alto Matanna. Il "Genius Loci" offeso dall'insolente ambizione dei Barsi, aveva punito anche questa volta con incrollabile fermezza, l'arroganza dell'uomo.

rif. "Le leggende delle Apuane di Stefano Pucci."

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