Il Giocoliere
- Alessandro Arnaldo Pardini

- 29 dic 2025
- Tempo di lettura: 2 min

Rimanere affascinati durante l’esibizione di un giocoliere è irresistibile. La magia suscitata dalla meraviglia degli equilibri in continuo cambiamento nei gesti degli artisti, in eleganti e rapidissimi movimenti impercettibili all’occhio umano, si collega direttamente a qualcosa che ci appartiene profondamente. Avrete senza dubbio notato, che, per quanto grande sia l’oggetto od il numero di componenti della giocoleria, di quali posizioni sia necessario assumere per mantenere in equilibrio l’esibizione, l’artista si muove sempre con gesti sinuosi e armonici, mai si producono salti di velocità o geometrie spigolose. Questo accade per effetto della “fluidità dell’equilibrio”. La fisica tradizionale e quella di nuova ispirazione sommergono la funzione dell’equilibrio con paradigmi, leggi e teoremi, migliaia di enunciazioni dotte conficcate come pietre miliari ai lati di una strada infinita da centinaia di luminari della matematica e della fisica di ogni tempo; ma ciò che semplicemente è l’equilibrio, fa già parte della nostra conoscenza, ci appartiene per il semplice fatto che siamo qui ora, e fa parte di ciò che possediamo naturalmente, senza averne coscienza. Qualsiasi cosa nell’universo è soggetta a questa funzione: niente è realmente fermo, e muovendosi genera la necessità di continue correzioni di equilibrio. Di fatto, essere in equilibrio quindi contiene l’ammissione della sua perenne ricerca, il che significa che la condizione originale deriva da uno “squilibrio” iniziale, la cui origine è in un tempo e un luogo, probabilmente oltre l’umana comprensione. Prima di ogni cosa, si narra di una “sostanza unica”, che per prendere coscienza di sé, ha scelto di uscire dal suo equilibrio generando uno sbilanciamento: “da uno a due”, e da qui in poi, questi poli opposti, sintesi della stessa materia, ma disposti in modo diverso e complementare, si sono perennemente attratti e respinti alla ricerca del perfetto equilibrio, pur moltiplicandosi all’infinito in altrettante aggregazioni. In qualsiasi mondo si rispetti questa legge, l’esigenza di un equilibrio rimane costante. S’intravede così la ragione per cui gli antichi individuano l’equilibrio proprio in un continuo flusso, come il vento o come l’acqua che in Cina, prende il nome di Qi, insegnando sempre ed ovunque il rispetto di questa inevitabile ed infinita danza fatta di naturale armonia.
A.A.P.







































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